“E’ l’ennesima occasione persa, invece che una riforma ci siamo trovati davanti una sorta di libretto di istruzioni senza le risorse per mettere in campo azioni concrete. Anzi, con uno schema che purtroppo oramai conosciamo bene: annunci mirabolanti, promesse, propaganda e al momento di passare dalle parole ai fatti solo scaricabarile sui Comuni e gli enti locali, costretti a fare costantemente i conti con nuovi tagli e sacrifici. Avviene lo stesso, ora, anche con il disegno di legge delega sulla riforma della Polizia Locale, che si trasforma in un’altra gigantesca occasione persa“. Il deputato Dem va all’attacco del documento approvato alla Camera “ancora una volta a colpi di maggioranza e senza prendere minimamente in considerazione i tanti emendamenti presentati dal Partito Democratico, convinto che un riordino sia necessario, ma reale e concreto perché il quadro normativo è datato e frammentato e perché negli anni le funzioni della Polizia locale si sono ampliate senza un adeguato riconoscimento, né un adeguamento ordinamentale. Oltre che doveroso, visto che, secondo l’ANCI, sarebbe necessario, oltre che urgente, integrare le forze effettive delle Polizie locali con 11mila agenti. Ma di questo, nel provvedimento, non c'è nessuna traccia. Ci sono aspetti sacrosanti come nuove coperture assicurative infortunistiche o il patrocinio legale nei procedimenti legati all’uso delle armi, ma senza nemmeno la copertura necessaria a garantirle visto che il fondo da 20 milioni di euro l’anno nato con la Legge di Bilancio 2021, per il 2026 è già stato svuotato. E sono state bocciate tutte le nostre proposte per sbloccare le assunzioni a tempo indeterminato e gli emendamenti mirati: fra gli altri, un modello di sicurezza integrata nel quale la Polizia Locale sia pienamente valorizzata nella dimensione di prossimità, ma resti chiara la distinzione rispetto alle funzioni proprie delle Forze di Polizia statali. Abbiamo chiesto investimenti sul personale per aumentare gli organici, per una formazione continuativa, per dotare la Polizia locale di strumenti tecnologici adeguati e adeguate coperture di reddito, perché i rischi sono alti. Ma purtroppo, ancora una volta, da Governo e maggioranza sono arrivati solo dei no”.
“E’ inaccettabile che si chiedano più sacrifici e compiti sempre più pericolosi agli agenti, negando persino la gratuità dell'accesso alle banche dati o l'accesso alle notizie di reato, fondamentale per la sicurezza degli operatori. Ed è inaccettabile l’ennesimo scaricabarile del governo sui Comuni. Ancora più paradossale e pesante in realtà come Rimini e la Riviera romagnola, territori turistici che registrano milioni di presenze ogni anno e dove la Polizia Locale si trova già costretta a supplire con servizi “straordinari” alla carenza strutturale delle forze dell’ordine e a rinforzi estivi sempre più risicati, in ritardo e limitati nel tempo di permanenza” ancora Gnassi, che conclude: “I dati del Viminale riferiti all’anno 2025 parlano di circa 30.000 carabinieri, poliziotti e finanzieri in meno del fabbisogno e di più tutori dell’ordine in pensione ogni anno di quelli che entrano in servizio: invece che continuare a strangolare gli enti locali a ogni manovra o disegno di legge e a spendere soldi pubblici per azioni di propaganda come i centri in Albania, il governo attui una politica seria per accrescere gli organici delle forze dell’ordine e attui una riforma della Polizia Locale in grado di sostenersi e non di bandiera come quella proposta”.

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