C'è un testo terribile dello scrittore argentino Jorge Luis Borges che ci ricorda che noi siamo morti. Mentre parliamo, mentre lavoriamo, mentre pensiamo di vivere. Morti. Stecchiti. E banalmente sono gli oggetti a ricordarcelo. “Quante cose: atlanti, lime, soglie, coppe, chiodi, ci servono come taciti schiavi senza sguardo, stranamente segrete. Dureranno più in là del nostro oblio, non sapranno mai che ce ne siamo andati”. In questa poesia Borges continua imperterrito ad elencare una serie di oggetti apparentemente inutili, o comunque utili solo per ragioni pratiche, che resteranno lì, oltre la sua vita, oltre la vita di tutti. Perchè non c'è un uomo meno morto di un altro. Ad esempio, anche Trump e Netanyahu sono morti. Pensano di compiere azioni straordinarie per l'umanità, eppure sono già in disparte, fuori gioco, carne putrida. Quindi questa guerra contro l'Iran, che ha come unica certezza gli obiettivi a lungo termine di Israele, si appoggia sulla consapevolezza del tycoon di essere più vivo di quello che è. Ma solo perchè lui, le cose inanimate e utili di fronte a lui, non le guarda. Gas e petrolio, tipo. E' più forte la spinta individuale e narcisistica che lo spinge ad urlare al mondo intero di esserci, che guardare oltre il suo naso. Eppure, se si protrasse ancora per settimane un blocco/sblocco della navigazione sullo stretto di Hormuz, le conseguenze sarebbero sempre più toste anche per l'economia americana. Nonostante l'estrazione del petrolio shale, col piffero che il Nuovo Continente è immune dall'inflazione galoppante, dalla volatilità dei mercati, dal prezzo dell'energia, dai tassi di interesse. Certo, a soffrire maggiormente sarebbero in primis la Cina e altri paesi asiatici, e poi molti paesi europei (tra cui l'Italia). Ma per Trump, dai, son soddisfazioni. E' come autocastrarsi per fare un dispetto alla moglie, ma vuoi mettere vederli tutti a bocca asciutta. “Le monete, il bastone, il portachiavi, la pronta serratura, le carte da gioco, gli scacchi” sono gli oggetti certi che, come promemoria, per Borges accertano la nostra morte. Mentre i promemoria di Trump, che ci vogliono accertare a tutti i costi che lui è vivo, sono tutti incerti. Giorni di guerra e non si capisce il perchè, il per come, gli obiettivi, le strategie, le posizioni, le proiezioni. Ora viene intimata la resa minacciando di morte la chiunque si opponga, ora viene evocata una soluzione “alla Maduro”. In pratica un portachiavi è più certo del Presidente degli Stati Uniti d'America, attualmente. E' tutta una vivida incertezza; ma solo perchè lui, le cose inanimate e utili di fronte a lui, non le guarda. L'Europa, tipo. Ecco ha giusto lanciato qualche chiodo a Starmer e Sanchez, ma poca cosa. E noi, poveri italiani, serviamo “come taciti schiavi senza sguardo”. Meno male che siamo già tutti morti.
SB

Max 21° 




















