Pd e Coraggiosa, unitamente ad una giunta e ad un'amministrazione comunale che non hanno fatto nulla per evitare quello che è accaduto, finiscono nell'occhio dei ciclone. Giuseppe Carluccio, Segretario Generale Regionale Emilia-Romagna USIC Unione Sindacale Italiana Carabinieri), e Laura Casonato, Segretario Provinciale Rimini UIL Polizia hanno diffuso il seguente comunicato.
“Chi siede sui banchi di un Consiglio comunale non può trasformare un’aula istituzionale in un tribunale politico né utilizzare il proprio ruolo per anticipare sentenze, indicare colpevoli e alimentare sospetti prima che la magistratura abbia concluso le indagini. L’esibizione di cartelli accusatori sulla morte di Fakir rappresenta un gesto grave e irresponsabile. Non è libertà di espressione, ma una precisa scelta politica che delegittima le Forze dell’Ordine, condiziona l’opinione pubblica e calpesta il principio fondamentale secondo cui nessuno può essere considerato colpevole prima di una sentenza. Chi ricopre un incarico pubblico dovrebbe conoscere il peso delle parole e dei simboli utilizzati nelle sedi istituzionali. Alimentare accuse sommarie contro Carabinieri e Poliziotti significa contribuire a creare un clima di ostilità verso donne e uomini che ogni giorno garantiscono sicurezza e legalità. Le donne e gli uomini delle Forze dell’Ordine non si svegliano la mattina con l’intenzione di fare del male a qualcuno. Indossano una divisa perché hanno giurato fedeltà allo Stato e scelto di servire la comunità. Insinuare il contrario, senza prove e senza attendere gli accertamenti giudiziari, è un’offesa alla loro dignità professionale e personale. Non accetteremo che Carabinieri e Poliziotti vengano utilizzati come bersagli di campagne politiche costruite sulla suggestione e sul pregiudizio. Le aule consiliari devono essere luoghi di confronto e rispetto, non palcoscenici per processi sommari. Condanniamo con fermezza questa deriva e chiediamo che la politica torni a rispettare la separazione dei poteri, la presunzione di innocenza e il lavoro della magistratura. La verità si accerta nei tribunali, non attraverso cartelli esibiti per ottenere visibilità".

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