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Opinioni 13:58 | 26/03/2020 - Rimini

"Commercio al dettaglio, c'è un unico modo per evitare il de profundis"

“Noi commercianti, imprenditori, dettaglianti, come la gran parte della popolazione, siamo tutti nella stessa situazione. Fermi, bloccati, spiazzati, obbligati a tenere abbassate le nostre serrande. I problemi sono tanti, li ascolto ogni giorno in decine di telefonate e messaggi di colleghi, soci, amici. Affitto da corrispondere, collaboratori da stipendiare, utenze da saldare, titoli di credito, adempimenti fiscali e rate dei mutui da pagare. Per noi dettaglianti del settore tessile, dall’abbigliamento alla pelletteria, dalle calzature all’intimo, a tutto questo si aggiunge il pagamento della merce delle nuove collezioni primavera/estate che è già arrivata (e che si somma al tanto invenduto dell’autunno/inverno appena passato): acquisti che abbiamo già fatto firmando copie commissioni con clausole stringenti. Adesso dobbiamo stare a casa e cercare innanzitutto di resistere. Ma le cose di cui abbiamo bisogno a noi sono già chiarissime e i 1.800 miliardi di euro annunciati in arrivo dalla BCE, seppur in ritardo, ci possono aiutare. A patto che realmente arrivino sui territori e vadano a sostegno dell’economia reale. I soldi devono essere dirottati immediatamente alle micro, piccole e medie imprese. Venga dunque lasciata da parte la burocrazia, almeno per una volta: il sistema bancario si deve assumere subito questa responsabilità, anche sospendendo mutui a chi ha indietro alcune rate scadute, cosa che adesso non sta facendo. Ci serve liquidità perché questo settore vive del circolante giornaliero che ora non esiste più. Sui 600 euro di marzo per i lavoratori autonomi non mi soffermo nemmeno, perché lo ritengo vergognoso e offensivo. Vogliamo parlare dello slittamento delle imposte di un paio di mesi, e nemmeno di tutte? Qualcuno forse pensa che fra due mesi avremo soldi per saldare le imposte? Se non si vuole scrivere il de profundis del commercio al dettaglio delle nostre città, bisogna istituire una sorta di  “anno bianco” facendo slittare tutte le scadenze al 2021. Se vengono a meno i negozi di vicinato, saltano tutte le filiere del tessile, del calzaturiero, della pelletteria. Dai produttori di filati e tessuti a quelli di macchine per cucire, dalle case di moda alle fabbriche di bottoni, dai grossisti agli agenti di commercio, fino ad arrivare ai corrieri. Siamo l’anello portante della catena: le istituzioni devono capirlo prima che si spezzi. Insomma, siamo in un momento difficile, in cui purtroppo non esiste una bacchetta magica che possa risolve i problemi. Eppure, nonostante tutto, nessuno è solo. Federazione Moda Italia - Confcommercio, che rappresento non solo a livello locale, è una federazione composta da 114.813 punti vendita attivi, che dà occupazione a 313.074 addetti in tutto il Paese. Dietro agli associati c’è un esercito di esperti, fiscalisti, commercialisti, legali, che stanno lavorando per tutti noi in punta di diritto, giorno e notte, per correggere il Decreto Cura Italia che riteniamo a dir poco insufficiente e che, se andiamo avanti così, sarà ricordato come Decreto Chiudi Italia”.

Giammaria Zanzini Federmoda Confcommercio