"L’introduzione della possibilità di passare dal vincolo ricettivo a quello turistico rappresenta senza dubbio un segnale positivo per il nostro turismo. Si tratta di una scelta che può offrire nuove prospettive a numerose attività e contribuire a rendere più flessibile il sistema turistico locale. Lasciamo stare il ritardo drammatico della svolta, non siamo qui per fare polemica ma per cercare di aiutare l’amministrazione a capire e a non sbagliare nuovamente e prendiamo atto con favore il fatto che finalmente è stato fatto una passo in avanti, ma non è sufficiente.
La domanda di fondo rimane la stessa: è davvero sostenibile un modello nel quale i proprietari di piccole pensioni riescono a mantenere in vita la propria attività soltanto lavorando 18/20 ore al giorno per ricavarsi uno stipendio? Per molte strutture con poche camere, soprattutto quelle situate lontano dal mare e dalle aree più attrattive, questa è la realtà quotidiana. E se queste strutture decidono di riqualificarsi, quale banca li finanzia a queste condizioni e con questi redditi?
Continuare a imporre gli stessi vincoli a pensioni di dimensioni così ridotte significa ignorare le profonde trasformazioni che hanno interessato il turismo negli ultimi quarant’anni. Il sistema che aveva garantito prosperità negli anni Settanta e Ottanta appartiene a un contesto economico e sociale completamente diverso da quello attuale.
La situazione appare ancora più evidente osservando i numeri. Una struttura molto piccola che decidesse oggi di intraprendere un percorso di riqualificazione dovrebbe adeguarsi a standard che, nella pratica, dimezzerebbero il numero delle camere disponibili. Il risultato sarebbe un’attività costretta a sostenere investimenti importanti per operare con capacità ricettive fortemente ridimensionate e in un mercato caratterizzato da una concorrenza sempre più aggressiva. E’ un caso che le grandi catene e gli imprenditori alberghieri evitino come la peste strutture sotto le 80 camere?
Eppure nella nuova variante non emergono misure specifiche per incentivare gli accorpamenti tra strutture ricettive, nonostante la frammentazione del sistema alberghiero riminese resti una criticità centrale.bL’impianto appare più orientato a trasformazioni e riconversioni che a un reale consolidamento del settore, senza interventi mirati su un problema strutturale come la ridotta dimensione di molti alberghi.nI 20 milioni stanziati dalla Regione rappresentano certamente un segnale importante, ma è evidente che le risorse necessarie per una vera rigenerazione della costa romagnola sono di un ordine di grandezza ben superiore e richiedono una strategia di lungo periodo, con strumenti finanziari adeguati a sostenere investimenti così rilevanti. Lo stesso vale per strutture di dimensioni leggermente superiori, che dovrebbero affrontare costi di ristrutturazione elevatissimi senza avere la certezza di poter recuperare gli investimenti. In questo contesto, sorprende che si continui a parlare di riconversione senza affrontare seriamente il tema delle risorse economiche necessarie per realizzarla. Senza strumenti finanziari adeguati, ogni progetto e ogni speranza rischia di rimanere sulla carta.
Il problema non è la mancanza di volontà degli imprenditori, ma l’assenza delle condizioni che consentano loro di investire. Si arriva così a una situazione paradossale. Da una parte si riconosce l’esistenza di un problema strutturale; dall’altra si interviene soltanto in maniera parziale, lasciando irrisolte le cause che lo hanno generato. Dopo anni di discussioni, il territorio aveva bisogno di una strategia organica e coraggiosa, questo è certamente un passo avanti tuttavia un provvedimento limitato che rischia di produrre effetti marginali e di vedere altre strutture chiudere e aggiungersi ai 300 scheletri già presenti nella fascia turistica riminese invece di rilanciare il ricettivo.
Ancora più contraddittorio appare il dibattito sulla cosiddetta speculazione. Chi negli anni ha consentito una progressiva saturazione urbanistica del territorio spesso accusa di voler speculare quei piccoli albergatori che semplicemente cercano una via d’uscita da una situazione ormai economicamente insostenibile. In molti casi non si tratta di realizzare grandi operazioni immobiliari, ma di recuperare il valore di edifici che non riescono più a svolgere la funzione per la quale erano stati costruiti. Si riducano le cubature e si facciano uscire le strutture troppo piccole e si diano cubature e incentivi aggreganti a chi vuole rimanere. Se l’obiettivo è rafforzarne la vocazione turistica, allora servono investimenti coerenti, politiche e servizi adeguati e una pianificazione orientata all’accoglienza. Se invece il territorio viene progressivamente trasformato in una zona prevalentemente residenziale come a Rimini nord, è necessario prenderne atto e adeguare di conseguenza le regole urbanistiche e i vincoli esistenti. Infatti negli ultimi decenni qui il paesaggio urbano è cambiato profondamente. Molte attività e strutture che contribuivano all’attrattività turistica del territorio hanno lasciato spazio a nuove edificazioni residenziali. In questo contesto, applicare indistintamente le stesse norme a quartieri con caratteristiche profondamente diverse rischia di produrre effetti distorsivi e di non rispondere alle esigenze reali delle singole realtà locali.
Il nodo centrale resta quello della libertà economica. Attività che non trovano più una domanda sufficiente dovrebbero poter evolvere, riconvertirsi o, se necessario, cessare la propria funzione originaria senza essere bloccate da vincoli che prescindono dalle dinamiche del mercato, non possiamo pretendere che pensioncine di 10/15 camere siano il futuro, è’ assurdo. È questo che avviene normalmente nelle economie moderne.
Per questo motivo la discussione non dovrebbe limitarsi a difendere modelli ormai superati, ma concentrarsi sulla costruzione di soluzioni realistiche e sostenibili. A pagare il prezzo delle scelte mancate e delle occasioni perdute sono infatti le famiglie e i piccoli imprenditori che ogni giorno devono confrontarsi con problemi concreti, ben diversi dalle dichiarazioni di principio che troppo spesso animano il dibattito politico.
In ultimo ma certamente non non meno importante c’è il problema del valore reale che i turisti lasciano al territorio, parlare di presenze e di aumenti degli introiti della tassa di soggiorno serve per celebrarsi ma non dice una tremenda verità, ci sono pernotti a meno di 15 euro a notte, che lasceranno anche 2/3/4 euro di tassa di soggiorno ma di sicuro non consentono riqualificazioni.
Questa non è una battaglia tra destra e sinistra, qui si deve andare uniti senza ideologie numeri alla mano per capire le dinamiche reali, altrimenti non si va da nessuna parte".
Claudio Mazzarino
Coordinatore comunale
Fratelli d'Italia Rimini

Max 33° 




















